LE RAGIONI DI UNA NUOVA SERIE DELLA RIVISTA
Si apre una nuova serie della Rivista Spiragli, che è nata come periodico dell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario (O.P.G.) di Montelupo Fiorentino nel lontano 1997 ed ha continuato ad uscire in questa veste per ben venti anni, fino al 2017.

Poi anche l’esperienza degli O.P.G. ha avuto fine, all’esito di un laborioso ma meritorio iter legislativo, e quindi questo periodico fondato dall’Associazione Volontariato Penitenziario (A.V.P.) di Firenze ha cambiato veste, diventando il Bollettino del Polo Universitario Penitenziario della Toscana: con questa nuova fisionomia Spiragli è uscito ancora per quattro numeri, dal 2018 al 2020, fino a che la comparsa della pandemia da Covid-19, nel Paese e negli Istituti penitenziari, ha provocato la sospensione anche dell’uscita di tale Rivista.

Nei primi mesi dell’anno 2025 abbiamo pensato, come nuovo gruppo dirigente dell’A.V.P., che forse erano mature le condizioni per rilanciare la Rivista Spiragli, una volta terminato il periodo critico della pandemia.

Inoltre, abbiamo pensato che la situazione attuale del carcere, piuttosto buia e con poche prospettive di miglioramento, richiedeva anche a noi, volontari del settore, uno sforzo di elaborazione e riflessione culturale, naturalmente insieme ai docenti universitari, agli esperti e agli operatori penitenziari che da tempo dedicano le loro energie intellettuali ed il loro impegno alla questione carceraria, nei suoi aspetti sia teorici che pratici.

È in qualche modo una scommessa la nostra, in un momento storico segnato da grandi trasformazioni e da crisi internazionali epocali, che rischiano di oscurare l’orizzonte pacifico complessivo seguito alla fine della Seconda Guerra Mondiale e alla nascita di organismi internazionali come l’O.N.U.

Ma è una scommessa che si deve correre a nostro avviso, se si vuole che le Riforme penitenziarie del 1975 e del 1986, consolidate grazie alle spinte della giurisprudenza costituzionale, di quella ordinaria e di quella europea della Corte di Strasburgo, non siano travolte o almeno devitalizzate, nei loro princìpi ispiratori e nel loro solido fondamento costituzionale, da venti di restaurazione e di conservazione, che rischiano di riportare il mondo carcerario in una condizione lontana dagli obiettivi di umanizzazione della pena e di tendenza alla rieducazione del condannato fissati dalla nostra Costituzione.

La Rivista si chiama Spiragli e questo nome evoca le piccole aperture che permettono il passaggio dell’aria e della luce: barlumi di speranza in un universo buio, chiuso, refrattario al cambiamento.6 

Non possiamo permettere che le grandi conquiste di civiltà giuridica che hanno caratterizzato il nostro sistema penitenziario, dal 1975 in avanti, siano progressivamente erose e ridimensionate da problemi di inadeguatezza burocratico-amministrativa e di miopia politica; il sovraffollamento degli Istituti, il dilagare dei suicidi tra i detenuti, la vetustà di molte strutture, sono fenomeni che possono essere fronteggiati ed affrontati con efficacia, a condizione che gli organi politici ed amministrativi competenti non si voltino dall’altra parte e non eludano alcuni temi di fondo. 

Insomma, si vuole rilanciare una rivista sul carcere allo scopo di rivitalizzare il dibattito sui temi importanti che attraversano le realtà del carcere e delle misure restrittive della libertà personale: dibattito che va sviluppato con competenza scientifica e approfondimento, con pacatezza e apertura al confronto culturale, ma anche con fermezza nel difendere taluni princìpi e con passione civile.