Il ritorno di Vasari a Firenze nel 1554: eresia e arte alla corte di Cosimo I
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Abstract
Per necessità dinastiche, nel 1553 Cosimo I esautorava Pierfrancesco Riccio, prestigioso ‘Maestro di Palazzo’ e interprete della committenza culturale, trait d’union peraltro verso i circoli valdesiani fiorentini (assai autorevoli a corte, quanto ramificati fino in Casa Medici). Si determina così una breccia sistemica, risolta parzialmente dal Duca conferendo a Giorgio Vasari – antiluterano e reduce da incarichi romani – un’ampia delega sui nuovi allestimenti. Doveva l’aretino altresì emendare quelle opere complesse che, figurando l’ideologia primitiva del Principato (l’Età d’Oro preromana, in chiave antipapale), appaiono adesso sconvenienti sotto il profilo politico. Scomunicato Juan de Valdés nel 1558, Vasari manipola infatti il simbolismo di Castello secondo una religiosità osservante, priva di referenze pagane.